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Le apparecchiature self-ligating o autoleganti.

Per apparecchio ortodontico self-ligating o autolegante si intende un sistema ad attacchi diretti che permette di tenere l’arco nello slot senza l’ausilio di legature elastiche o metalliche, mediante uno meccanismo a serratura o sportellino.
Tali apparecchiature self-ligating si possono definire anche low-friction (a bassa frizione) perché l’arco, non essendo tenuto da legature metalliche o elastiche, è in grado di scorrere liberamente all’interno dello slot, l’unica frizione che subisce l’arco è determinata dal contatto dello slot ed è tanto maggiore quanto maggiore è il disallineamento. Esistono tre tipologie fondamentali di attacchi self-ligatin: attacchi self-ligating passivi, provvisti di uno sportello rigido passivo che, una volta inserito l’arco, chiude semplicemente lo slot rendendolo un tubo senza interagire con l’arco; attacchi self-ligating attivi, provvisti di uno sportello flessibile che, oltre ad assicurare l’arco nello slot, interagisce con questo fornendo le forze correttive; attacchi self-ligating interattivi, provvisti di uno sportello flessibile che non interagisce con archi di sezione ridotta (solitamente fino a fili di sezione .016 x .016), ma diventa attivo con archi di sezione maggiore.

Un prototipo di attacco autolegante fu realizzato negli anni trenta del secolo scorso dal dottor Jacob Stolzenberg. Questo attacco fu chiamato Russell bracket, aveva una vite a testa piatta, alloggiata in un’apertura circolare filettata, che poteva essere allentata o stretta con un cacciavite per ottenere il movimento dentale desiderato, doveva servire per ridurre il tempo necessario a cambiare un arco. Allentando la vite si facilitava, con l’utilizzo di fili rotondi, l’allineamento e il livellamento; stringendola si poteva esprimere meglio, con l’utilizzo di fili rettangolari, il torque delle radici. Questo attacco non ebbe diffusione poiché era in contrasto con il tradizionale approccio che prevedeva l’utilizzo di sottili legature metalliche attorno a ogni bracket.

Russell bracket

Nel 1971 il dottor Jim Wildman realizzò il primo vero bracket self-ligating passivo, chiamato Edgelok Bracket. Esso era composto da un corpo rotondo con uno sportello rigido che poteva scorrere sopra l’arco inserito nello slot, trasformandolo in un tubo. Tra il 1976 e il 1980, il dottor Herbert Hanson di Hamilton, Ontario, progettò e creò il primo attacco self-ligating attivo che, dopo varie modifiche e sperimentazioni cliniche, venne introdotto nel mercato con il nome di Speed System.
Nel 1986, il Dr Erwin Pletcher sviluppo l’ACTIVA Bracket, che ha un braccio rigido, questo braccio curvo ruota occluso-gingivalmente attorno a un corpo cilindrico dell’attacco. Il braccio può essere aperto e chiuso mediante pressione con le dita.
Nel 1995, il Dr Wolfgang Heiser di Innsbruck, in Austria sviluppato l’attacco TEMPO (Time), che assomiglia molto all’attacco SPEED, e che si caratterizza per un rigido braccio curvo che avvolge occluso-gingivalmente l’attacco. Uno speciale strumento è utilizzato per aprire e chiudere lo sportello. La rigidità braccio impedisce qualsiasi sostanziale interazione con l'arco, e ciò rende passivo l’attacco TEMPO.
Un grande cambiamento si è avuto nel 1996 con un nuovo attacco self-ligating passivo, realizzato dal dottor Dwight H. Damon di Spokane, Washington. Il Damon bracket suscito grande interesse tra gli ortodontisti per gli entusiasmanti risultati clinici ottenuti dal suo ideatore. Da allora è iniziata la diffusione delle apparecchiature self-ligating e l’avvio di nuovi studi e ricerche. Oggi esistono in commercio più di 10 tipi di attacchi self-ligating, come lo Speed, il Damon 3 e il Damon Mx, lo Smartclip, il Quick, il Time2, l’In-Ovation, l’Opal, l’Oyster, il Carriere LX e il Praxis Glide, oltre a sistemi non autoleganti ma in grado comunque di ridurre notevolmente la frizione, come il sistema Slide e l’attacco Sinergy.

dr. Dwight H. Damon


Quali vantaggi offrono le apparecchiature self-ligating?
Il principale vantaggio di un apparecchio self-ligating è la riduzione della frizione. Molte ricerche hanno dimostrato come questo tipo di apparecchio è in grado di abbassare il coefficiente di attrito allo scorrimento del 90 per cento rispetto alle apparecchiature convenzionali. La riduzione della frizione permette l’applicazione di forze più leggere rispetto a quelle utilizzate nelle meccaniche convenzionali. Grazie alla frizione ridotta, con le apparecchiature self-ligating la forza applicata viene trasmessa completamente all’elemento dentario. Nelle meccaniche convenzionali, invece, parte della forza applicata viene dissipata per vincere la frizione: è quindi necessario applicare forze maggiori. Forze più leggere consentono un maggior rispetto delle strutture parodontali e un maggior controllo dell’ancoraggio: le forze di reazione che si creano sono minime e possono essere facilmente distribuite sugli elementi da non muovere.

l'attacco Damon Mx


Tutto ciò determina una riduzione del tempo totale di trattamento. Gli attacchi self-ligating permettono un’espressione continua della forza: le legature elastiche sono soggette ad allentamento ed usura, con una conseguente progressiva disattivazione dell’apparecchiatura. Anche le legature metalliche, se pur meno, si allentano tra una visita e la successiva.
Per questo motivo è necessario vedere il paziente ogni tre quattro settimane per cambiare le legature e riattivare l’apparecchiatura. Le apparecchiature self-ligating sono invece costantemente attivate e ciò permette un maggior lasso di tempo tra una visita e la successiva, un minor numero di controlli, con risparmio di tempo sia per l’ortodontista sia per il paziente. Un’altra peculiarità delle apparecchiature self-ligating è quella di avere dimensioni mesio-distali ridotte: l’utilizzo di bracket con ridotto ingombro mesio-distale, infatti, oltre ad avere inevitabili vantaggi estetici e ad agevolare il controllo di una migliore igiene orale, risulta utile soprattutto in presenza di particolari disallineamenti in quanto conferisce una maggiore flessibilità all’arco. Con le apparecchiature self-ligating si registra inoltre una riduzione del tempo necessario a cambiare arco: ciò permette al clinico di dedicarsi maggiormente all’osservazione e alla diagnosi.

Se l'apparecchio straight-wire introdotto dal dr. Lawrence F. Andrews e le successive modifiche di Roth e quelle della MBT hanno cambiato l’ortodonzia moderna, possiamo certamente dire che le apparecchiature self-ligating hanno prodotto una vera e propria rivoluzione nel mondo ortodontico dimostrandosi efficaci nel migliorare la funzionalità del trattamento apparecchi con metodiche straight-wire.
Gli apparecchi autoleganti prodotti dalle varie aziende hanno permesso di ridurre il tempo necessario a sostituire gli archi ma soprattutto sono in grado di ridurre il tempo totale di trattamento garantendo anche un buon controllo tridimensionale della posizione degli elementi dentali. Tutto ciò avviene nel completo rispetto delle strutture parodontali grazie all’applicazione di forze leggere che evitano fenomeni di ialinizzazione e agiscono in sinergia con le componenti muscolari del sistema stomatognatico.

Una malocclusione trattata dal dr. Alberto Gentile con tecnica Damon

 

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